LA STORIA
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Le nostre radici.

Il Mendrisiotto conosce bene la materia del confine che segna la sua terra, dal valico di Brusino fino in cima alla Valle di Muggio. E pur con questa competenza "geografica", si ha qualche difficoltà a fissare con esattezza la linea di confine tra passato e presente, tra civiltà agricola e modernità. Si potrebbe immaginare la frontiera tra questi due mondi a metà del Novecento. Paradossalmente, potrebbe essere un’icona del progresso – il trattore – a dividere il mondo di fatiche dei nonni, con zappe, vanghe e buoi, da quello dei nipoti, sempre più catapultati tra i cavalli meccanici. Il popolo della terra andò calando progressivamente. Aumentavano i traffici, cresceva il terziario: basta guardare le foto della piana di San Martino, allora tutta verde, oggi riempita di edifici, pulsante di industrie. Si sarebbero moltiplicate le strade, sono arrivate le autostrade, da Chiasso verso il Nord, da Mendrisio verso Stabio, si è rafforzata la vocazione dei traffici. Il Mendrisiotto rurale è finito con Gino Pedroli che ci ha lasciato una memoria straordinaria di quell’epoca nella sua arte fotografica e vive nei ricordi di Angelo Frigerio che ci riporta al tempo dei bachi, delle foglie di tabacco appese nei ballatoi delle case ad essiccare, del granoturco e della vendemmia; delle nonne nei cortili a sgranar pannocchie e recitar rosari e degli uomini al grotto, di festa, a giocare a bocce o a scopa. Una certezza però rimane ed è il carattere della nostra gente, che resta la più solare della Svizzera.

 



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